Categoria: Storie d’amore

COME AMORE E PSICHE

Psiche era aggraziata e brillava come una stella tanto era bella, una bellezza che rapiva tutti col suo incanto e che rapì anche Amore, non appena lui la vide. Mia madre mi diceva sempre di uscire curata perché non si sapeva mai chi potevo incontrare, magari anche il principe azzurro che si innamorava come fece Amore con Psiche. Un consiglio che seguivo scrupolosamente, tranne che per andare al supermercato. Lì, in fondo, chi potevo incontrare, soprattutto di sabato mattina? Era sempre molto affollato e non vedevo l’ora di uscirne e di chi c’era o non c’era mi importava poco.

incontri al supermercatoQuel sabato mattina mancavano lo zucchero, l’insalata, il dolce

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FARFALLE DI SMERALDO

Siamo come farfalle

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RITROVARSI

Perdersi per trovarsi. Lasciarsi ogni giorno per ritrovarsi. Essere insieme per sempre. © Federica per Storie in punta di righe Continua

FERIE D’AGOSTO

Oggi il mio è un post breve e leggero, estivo, poche righe per comunicarvi che quest’anno il blog va un po’ in ferie.

sea-1337565_960_720.jpgPer qualche settimana, dunque, a partire da oggi, prendo la mia pausa estiva. Mi godrò un po’ di sole, un po’ di pace e tranquillità, dedicandomi alla lettura (il primo nuovo post sarà una poesia, il secondo una recensione) e ad altre attività.

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FLAUTA IL VENTO NEL SUO VIAGGIARE

Flauta il vento nel suo viaggiare mistero delle stagioni che vanno avanti. Lambisce le pagine, le sfoglia, le chiude, le riapre. Cerca il segreto depositato in ogni libro. Lo toglie dal suo riparo, ne spezza il sigillo e lo porta finalmente a vedere la luce. © Federica & Storie in punta di righe Continua

ALL’ISTANTE

Se ne innamorò all’istante mentre intorno s’era fatta una notte fredda, aspra e silenziosa. In lui vide un sogno mai sognato, il bagliore di una stella e di una luce che sapeva non sarebbero mai calati. Continua

CANTO IL CORPO ELETTRICO, QUESTO IO CANTO

«E se il corpo non fosse l’anima, l’anima cosa sarebbe?» si chiede Walt Whitman nella sua poesia “Canto il corpo elettrico”. Se il corpo non fosse l’anima, non sarebbe nulla, nient’altro che un involucro senza sostanza. Ma il corpo è l’anima, non solo è unito ad essa, ma si muove in forza di lei e con lei. «Canto il corpo elettrico, le schiere di quelli che amo mi abbracciano e io li abbraccio», perché chi amiamo lo vogliamo toccare, abbracciare, con affetto, tenerezza, forza, passione e sentimento. Segno di naturale certezza dell’unione, è l’esprimersi di un legame che si salda sempre di più e di una presenza che mai viene meno nella sua costanza. Se il corpo non fosse l’anima, l’anima sarebbe un’ala incapace di aprirsi, di volare e di donarsi.

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È STATO NEL RICORDARTI CHE TI HO DIMENTICATO

È stato nel ricordarti che ti ho dimenticato. Nel non dirti addio sei scomparso sbiadendo come un’ombra lontana su uno sfondo mai esistito. ©Federica Rizzi – Tutti i diritti sono riservati Continua

I DUE CILIEGI INNAMORATI: PENSIERI E DIVAGAZIONI DEL VENERDÌ

Tutti gli innamorati si parlano tra loro, con un codice personalissimo, spesso in modo misterioso e, soprattutto, sconosciuto e invisibile ai più. Ed è questo uno dei concetti alla base del racconto I Due ciliegi innamorati. Una romantica e dolce storia zen¹ ambientata in Giappone. E non è un caso che sia collocata proprio là dove il ciliegio² ha connotati fortemente simbolici. Il ciliegio rappresenta, infatti, la modestia, la grazia, la purezza, l’integrità morale, la lealtà, il coraggio, la pazienza. File di ciliegi in fioreIl fiore di ciliegio (o Sakura nella lingua giapponese) è molto delicato e fragile, ma è tenace: affronta le avversità del clima e arriva sempre a sbocciare e mostrarsi nel suo splendore. Rappresenta la bellezza perfetta e la meravigliosità della vita.

Di pazienza i due ciliegi della storia ne hanno molta, così come di tenacia. Il loro è un legame non superficiale, è forte e solido e li unisce in un modo singolare e speciale, al di là delle apparenze e di ciò che gli altri vedono o persino dell’aiuto che, in buona fede, vorrebbero portare. Un aiuto che ai due ciliegi non serve, perché il loro amore ha radici lunghe e forti, tali da permettere loro un giorno di incontrarsi e toccarsi in un abbraccio che li unisce e li unirà per sempre.

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LA COMMOVENTE LETTERA DI ADDIO DI VIRGINIA WOOLF AL MARITO LEONARD

Adelina Virginia nasce a Londra il 25 gennaio 1882 figlia di Leslie Stephen, celebre critico, filosofo e storiografo, e Julia Prinsep-Stephen, nata in India e diventata, trasferitasi in Inghilterra, modella per pittori. Grazie ai genitori, cresce in un ambiente coltissimo, frequentato da scrittori e poeti come Henry James e Thomas Eliot, artisti, storici e critici. Viene educata privatamente, come le regole della buona società vittoriana dell’epoca prevedevano.

750px-George_Charles_Beresford_-_Virginia_Woolf_in_1902.jpgPerde la madre nel 1895, quando aveva tredici anni. Due anni dopo muore anche la sorellastra, Stella, e nel 1904 il padre. Questi eventi portano al primo serio crollo nervoso di Virginia. Nel 1912 sposa lo scrittore e teorico della politica Leonard Woolf. Durante tutta la sua vita soffre di ricorrenti crisi depressive, che non le impediscono tuttavia di condurre un’esistenza normale. Il suo matrimonio è felice, le sue amicizie numerose (molte sono le lettere che si scambiava con i suoi amici) e la sua attività letteraria è molto intensa ed apprezzata.

Il 28 marzo del 1941 Virginia esce di casa. Tre settimane prima il marito aveva colto il riapparire di vecchi sintomi della malattia, ma non fu ascoltato dai medici. Presa dal timore di non riuscire più a riprendersi dalla malattia, si riempie le tasche di sassi e si getta nel fiume Ouse. Aveva 59 anni.

Lascia al marito una lettera d’addio intensa, da cui traspare la forza del legame e tutto l’amore che ancora prova per lui. Una lettera di struggente bellezza, commovente e malinconica, che tocca il cuore e che oggi vi faccio conoscere. Buona lettura e, come sempre, fatemi sapere che ne pensate.

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