L’ultima trasvolata
Oggi comincia l’ultima rilettura del mio nuovo libro. Manca poco, pochissimo, e poi sarà pronto per camminare per il mondo. La mia emozione è grande, è molto intensa, cresce di minuto in minuto e di riga in riga. La sento immensa per il tema che ho trattato, che ti svelerò finalmente tra qualche tempo. È un tema molto personale, intimo, infatti il libro che ne è nato fonde il saggio personale con la poesia, la riflessione, il diario e la narrazione. Provo felicità e gratitudine, perché scrivere mi ha dato la possibilità di entrare nel mio cuore, di starvi tutto il tempo che era necessario e di dargli voce, perché mi ha dato la possibilità di approfondire un tema a me caro e di portare e di offrire, con fiducia, il frutto del mio pensare e creare ai lettori.
Arrivare alla fine di un libro, arrivare cioè a percorrere gli ultimi metri di questo meraviglioso viaggio che è la scrittura, significa, per me, procedere all’ultima rilettura dopo aver prima sostato un poco a riflettere e a ricordare tutto il lavoro che ho compiuto in precedenza, che ho svolto sin lì. Rivedo e rivivo i giorni in cui ho sognato il libro e poi l’ho progettato. Ripercorro la sua stesura, ricapitolo tutta l’opera di rifinitura e cesellatura che ho curato. Chiamo l’ultima rilettura la trasvolata finale per questi motivi. E, infine, dopo aver sorvolato tutto il processo di scrittura, mi volgo alla fase con cui controllo che il testo abbia raggiunto la massima densità, cioè che contenga tutto ciò che volevo e desideravo dire nel modo in cui volevo dirlo.
È il momento in cui avverto e tocco con mano come tutto il tempo che ho passato tra le pagine dei miei quaderni e al computer è concentrato nelle righe che ora scorrono veloci sotto i miei occhi. È il momento in cui ho la coscienza e la consapevolezza profonde di aver messo tutta me stessa nel mio lavoro, che il testo è diventato la creatura viva che sognavo, che presto affiderò alle mani e ai cuori dei lettori.
