Parole che fanno bene al cuore

Inno ad Atena

Nel 2020, durante il confinamento in casa per via del virus Sars-Cov-2, uscivo solo per la spesa e per acquistare i quotidiani e qualche rivista. Durante una delle mie visite all’edicola, ho scoperto un paio di collane di libri che trattavano dell’Antichità, del mondo Greco, dei suoi eroi e divinità. Ho comprato diversi volumi (una decina), perché mi affascinavano, e perché il tempo lento che l’essere blindata in casa aveva comportato mi permetteva di leggere molto di più del solito, dedicandomi a letture molto più profonde, accompagnate da tante nuove e utili riflessioni.

Tra i vari volumi acquistati ce n’è uno che mi è particolarmente caro: quello dedicato alla dea Atena. Una dea che mi ha colpito molto, la cui biografia è affascinante. Ho così voluto approfondire la mia conoscenza sulla dea andando alla ricerca di Inni a lei dedicati. Qui, come mio omaggio e tributo, voglio riportare un frammento di un’Elegia di Solone e l’Inno Omerico ad Atena.

«La nostra città non cadrà mai in rovina per un destino stabilito da Zeus e per volontà degli dèi beati immortali: perché una tale magnanima guardiana e protettrice, figlia del padre forte, Pallade Atena, dall’alto vi tiene sopra le mani.»

L’Inno Omerico, inserito tra i minori, così recita:

Pallade Atena comincio a cantare, la Dea celebre,
che ha gli occhi azzurri, la mente saggia, il cuore inflessibile.
Intatta, venerata, coraggiosa, protegge le città.
Nacque a Trito; Zeus stesso la diede alla luce,
dal suo capo sacro, è nata già impugnando le armi di guerra,
lucide, tutte d’oro. Furono presi da timore reverenziale tutti gli dèi,
quando la videro. E lei, davanti all’egioco Zeus,
rapidamente balzò, dal suo capo immortale,
scuotendo la sua lancia affilata. L’Olimpo tremò
sotto la furia della dea dagli occhi glauchi: la terra
echeggiò di un rimbombo spaventoso, il mare si agitò
in flutti scuri, e l’onda s’infranse sulla spiaggia,
fermò i cavalli veloci del glorioso figlio d’Iperione a lungo,
sinché la fanciulla Pallade Atena non tolse le armi divine
dalle sue spalle immortali: lieto fu il cuore del saggio Zeus.

Salve dunque a te, figlia di Zeus l’egioco:
mi ricorderò di lodarti ancora con un nuovo Inno.

(Adattamento dalla traduzione di Ettore Romagnoli del 1914)


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