Cuore, mio cuore, sconvolto da inesorabili dolori,
riprendi forza, difenditi da chi ti è ostile, stando appostato
vicino al suo nascondiglio e lottando con lui a viso aperto,
con tenacia: non compiacerti e non manifestare il tuo vanto davanti agli altri se vinci
e se perdi non abbatterti, non gettarti sul letto a piangere,
ma gioisci quando va bene e di fronte ai guai arrabbiati,
ma non troppo: impara a riconoscere quale ritmo governa la vita degli uomini.

Questi versi sono uno dei frammenti che ci sono rimasti delle opere di Archiloco, poeta greco del VII a.C., figlio – probabilmente – di un nobile (dedotto dal fatto che fu incaricato di condurre una Colonia) e di una schiava.
L’Apostrofe al cuore, intitolata anche Esortazione a sé stesso, è un intenso appello al cuore, alla necessità urgente e cogente di imparare a riemergere dalle tempeste della vita, opponendosi e vincendo i nemici e superando gli ostacoli, valutando con la giusta misura tutto ciò che accade.

Cuore, mio cuore, riprendi forza, lotta con tenacia: non lasciarti smarrire dai sentimenti e, ancor di più, dalle forti emozioni, ma sii te stesso. Un invito a ricordarci che la vita è un alternarsi di momenti: in quelli di sconforto non dobbiamo cedere, in quelli belli dobbiamo gioire.

In un altro frammento, intitolato L’eclissi, Archiloco ci dice:

«Niente di ciò che accade si potrebbe
dire inatteso o assurdo o soprendente.
[…]
(…) D’ora in poi
(…) c’è da attendersi
di tutto.»

Stai saldo, mio cuore, che navigare in mari aperti è la più straordinaria delle avventure: quella della vita.

Nb: la traduzione dell’Esortazione a sé stesso non è letterale ma rielaborata in maniera da rendere il più possibile fedelmente il senso del messaggio del poeta.
Molto ci sarebbe da dire sul concetto di rhysmòs e sull’apertura che richiama Omero. Non essendo il post un testo critico ma un invito alla lettura e alla riflessione non ne ho trattato, anche se spero presto di ritornarvi con un approfondimento.

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