il giallo classico come quello di Sherlock Holmes

Nel corso delle mie letture, quelle con cui cerco spunti, punti di vista e aggiornamenti per il mio lavoro, mi sono imbattuta in un decalogo singolare e molto simpatico: le 10 regole per scrivere un giallo perfetto. Furono pubblicate dal loro autore, Ronald Arbuthnott Knox, nell’introduzione alla raccolta, da lui curata, The Best Detective Stories of 1928-29.

Secondo Knox, un racconto giallo classico (se vuoi approfondire cos’è un romanzo giallo, leggi Il romanzo giallo: caratteristiche e storia del genere) «deve avere come principale interesse il dipanamento di un mistero, un mistero i cui elementi devono essere presentati in modo chiaro sin dalle prime battute del racconto, e la cui natura sia tale da suscitare una certa dose di curiosità, una curiosità che deve venire alla fine gratificata» (Fonte della citazione: Wikipedia). In altre parole, un giallo deduttivo è una sfida divertente e molto coinvolgente tra investigatore (e lo scrittore che lo ha creato) e lettore che permette a quest’ultimo di arrivare alla soluzione del mistero.

In un giallo classico che si rispetti la struttura narrativa è ben definita. La storia incomincia con una situazione iniziale che presenta il mistero, l’enigma da risolvere: un omicidio, un (spesso apparente) suicidio, un furto, un’improvvisa scomparsa… A un certo punto la situazione iniziale si modifica e apre la scena narrativa al suo sviluppo: si ha l’ingresso dell’investigatore che indaga e raccoglie indizi, formulando delle ipotesi plausibili su cosa sia successo realmente e su chi possa essere stato il colpevole. La vicenda gialla si chiude con la scoperta del colpevole, il lieto fine che scioglie la tensione fino a quel momento creatasi con le indagini.

Il lettore deve essere coinvolto in tutte le fasi della storia, altrimenti non si diverte e non si appassiona: e come fare perché succeda? Knox ci suggerisce alcune dritte, le The Ten Rules of (Golden Age) Detective Fiction, che secondo lui fanno funzionare di sicuro la storia e rendono l’avventura investigativa assai piacevole. Eccole qui di seguito.

  1. Il colpevole dev’essere un personaggio che compare nella storia fin dalle prime pagine; il lettore non deve poter seguire nel corso della storia i pensieri del colpevole.
  2. Tutti gli interventi soprannaturali o paranormali sono esclusi dalla storia.
  3. Al massimo è consentita solo una stanza segreta o un passaggio segreto.
  4. Non possono essere impiegati veleni sconosciuti; inoltre non può essere impiegato uno strumento per il quale occorra una lunga spiegazione scientifica alla fine della storia. [altrimenti diventa difficile per il lettore capire come il colpevole ha agito]
  5. Non ci dev’essere nessun personaggio cinese nella storia. [questa regola, in apparenza molto stramba, si riferisce all’esagerato ricorso, all’epoca, di personaggi cinesi all’interno delle storie gialle]
  6. Nessun evento casuale dev’essere di aiuto all’investigatore, egli può avere un’inspiegabile intuizione che alla fine si dimostra esatta. [chissà che avrebbe pensato della mitica Jessica Beatrice Fletcher e delle sue fulminee e decisive intuizioni]
  7. L’investigatore non può essere il colpevole.
  8. L’investigatore non può scoprire alcun indizio che non sia istantaneamente presentato anche al lettore. [altrimenti che leggiamo a fare?]
  9. L’amico sciocco dell’investigatore, il suo “dottor Watson”, non deve nascondere alcun pensiero che gli passa per la testa: la sua intelligenza dev’essere impalpabile, al di sotto di quella del lettore medio. [sarà da questa regola che è nata la figura dello sceriffo della Signora in giallo, giusto per restare in tema?]
  10. Non ci devono essere né fratelli gemelli né sosia, a meno che non siano stati presentati correttamente fin dall’inizio della storia.

Queste dieci regole dell’età dell’oro della narrativa poliziesca sono poi state in parte sovvertite e in parte con cura rispettate (e valgono tutt’ora). Da lettrice di gialli, mi ha fatto un grande piacere trovarle e leggerle.

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