sassi simbolo di resilienza

La resilienza è un concetto che appartiene al mondo della scienza. In fisica e nell’ingegneria indica la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. In biologia e nell’ecologia è la capacità della materia vivente di ripararsi da sé e di una comunità o di un sistema di ritornare, dopo un evento o un fattore pertubatore, allo stato iniziale. In informatica, è la capacità di un sistema di resistere all’usura e di adattarsi alle condizioni d’uso.
Il termine resilienza è stato poi mutuato dalla psicologia, secondo la quale è la capacità di resistere e reagire alle difficoltà, alle avversità, ai problemi, agli eventi negativi e superare i traumi e situazioni dolorose. È stato trasferito anche al campo del risk management e del change management, dove indica la capacità di una organizzazione di rispondere al cambiamento e agli eventi negativi, sviluppando specifiche e salutari competenze organizzative.

La resilienza è, quindi, un termine che negli ultimi anni ha guadagnato una incredibile popolarità, perché si è largamente diffuso e ha sconfinato in campi nuovi, diversi da quello originario di partenza. In questo post, dopo aver ripercorso brevemente dove la resilienza affonda le sue radici, mi concentrerò sul suo significato con riguardo alla crescita personale.

in fisica, è una proprietà dei materiali. Ne indica la resistenza alla rottura: misura infatti la capacità di un materiale di resistere a un urto o a una deformazione, assorbendo energia quando viene sottoposto alla sollecitazione e rilasciandola, poi, in misura variabile in funzione della sua composizione e struttura. Il materiale resiliente non si oppone all’urto, non lo contrasta, ma lo ammortizza e lo assorbe, grazie alle sue proprietà elastiche. Il contrario di resilienza è fragilità: la fragilità è la caratteristica dei materiali che possiedono un carico di elasticità molto vicino alla rottura. In altre parole, un materiale fragile, sottoposto a un urto o a una sollecitazione, si rompe. Il termine resilienza, infatti, non è sinonimo di resistenza.

Resilienza è un termine applicato anche in molti ambiti tecnici, per esempio nell’industria tessile, dove indica la capacità del tessuto di riprendere la forma originale a seguito di una deformazione senza strapparsi.

È usato anche in ecologia: indica la capacità di un sistema naturale o di una comunità di ritornare con rapidità allo stato iniziale, dopo aver subito un fatto perturbatore, come un evento naturale o un intervento umano su di esso. In campo informatico, la resilienza è la capacità di un sistema di continuare a funzionare, nonostante alcune anomalie.

Negli ultimi anni, il termine è stato abbondantemente usato in psicologia, che l’ha fatto proprio. È uno dei concetti più usati quando si parla di crescita personale. Grazie alla resilienza, l’individuo trova il modo di reagire a traumi e difficoltà, usando le proprie risorse interiori e le energie dei tratti della propria personalità, e di andare avanti, guardando al futuro.

La resilienza come capacità psicologica

In ambito psicologico, la resilienza, quindi, è la capacità di recuperare l’equilibrio psicologico dopo un trauma o a seguito di eventi che mettono alla prova e di ritrovare la direzione verso il futuro, nel senso della realizzazione di sé stessi e dei propri progetti di vita. È, anche, l’adattabilità di un individuo alle situazioni.

Resilienza deriva dal latino, dal verbo resilire, che si forma aggiungendo il prefisso re– al verbo salire (che significa ‘saltare, fare dei balzi, zampillare’). Resilire significava perciò, alla lettera, ‘saltare all’indietro, ritornare in fretta/di colpo, rimbalzare, ripercuotersi’. Aveva anche il significato traslato di ‘ritirarsi, restringersi, contrarsi’. Inizialmente, dunque, resilienza indicava l’azione del rimbalzare e, poi, in senso figurato, di battere ritirata e ritrarsi d’improvviso, quindi rinunciare, desistere. Con il progredire della scienza, è stata scelta da questa per designare prima l’azione del rimbalzare di un oggetto, poi la sua capacità sia di assorbire, attraverso la sua contrazione, l’energia derivante da un urto sia di riacquistare la forma originaria dopo essere stato sottoposto a una deformazione.

La resilienza, perciò, è la capacità di ripararsi da sé stessi dopo aver subito un danno, di riuscire a ritrovare il proprio equilibrio, di riorganizzare in senso positivo e proiettato al futuro la propria vita, nonostante le situazioni difficili che si attraversano, i traumi subiti, il dolore, le perdite. È la risposta che dai alle avversità e ai venti contrari, quella che ti consente di non bloccarti, ma di andare avanti. Non è solo un adattamento – nel senso di un sapersi adattare – a ciò che capita, un tollerare le frustrazioni ma è, soprattutto, la capacità di recuperare te stesso o te stessa. È tornare a vivere, è risalire la china dopo la tempesta. È sapere di avere tante e tali risorse dentro di sé da poter superare indenne ogni avversità, che non sono mai parte di noi ma, piuttosto, delle prove, senza arrendersi.

Albert Einstein diceva che «Chi dice che è impossibile non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo», perché ha una visione diversa della vita e di come va affrontata rispetto a chi è resiliente. Le sue parole, tra l’altro, per chi è resiliente sarebbero polvere gettata al vento.

«Impara a scrivere le tue ferite sulla sabbia e a incidere le tue gioie nella pietra» affermava Lao Tzu. Essere resilienti significa non solo avere le risorse interiori per resistere e superare gli urti della vita e imparare a utilizzarle per fronteggiare le situazioni future. Significa soprattutto non dimenticare mai chi siamo e ciò che abbiamo ottenuto.

un esempio di resilienza dal mondo della natura
Un esempio di resilienza dal mondo della natura

Se vuoi leggere il racconto «La felce e il bambù» sulla resilienza leggi qui il mio post.

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