Arte e dintorni,  Poesie

IL BACIO DEI DUE AMANTI di René Magritte

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Gli amanti, René Magritte, 1928

Poche sono le interpretazioni di questo quadro. Molti ne scrivono, certo, alcuni anche presentando la propria spiegazione come l’autentica e la più originale, ma il messaggio che si ritiene trasmetta il quadro è sempre il medesimo, in realtà. Magritte metteva in guardia da interpretazioni troppo facili dei suoi quadri. Fu lui stesso a dire: «Tutto quello che vediamo nasconde qualcosa, e noi vogliamo sempre vedere cosa è nascosto dietro ciò che vediamo. C’è un interesse in ciò che è nascosto, ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse assume la forma di una sensazione intensa, una sorta di conflitto, potremmo dire, tra il visibile che è nascosto e il visibile che è presente.»
Ed è per questo, per ciò che in questo quadro è nascosto, che, per il primo post dedicato al bacio, ho scelto Magritte.

Il vero amore vede oltre ogni apparenza. Si svela, in tutta le sue sfaccettature, soltanto a quei due individui che si sono incontrati e si amano, che vivono e costruiscono il loro amore intimamente, al riparo dagli sguardi degli altri. Quel sentimento resta coperto e protetto da un velo, che permette a chi non lo vive di intuirlo soltanto in trasparenza.
Le forme con cui si esprime l’amore sono molte. Una è il silenzio, un’altra il bacio, un’altra è l’intesa. Ed è nel silenzio, nella necessità di non usare le parole perché il legame è totale, che l’amore chiede ed esplode in un bacio forte e appassionato. È lì che i due profili si fondono. È nell’incontro delle labbra che i due veli si sciolgono e gli amanti si respirano l’un l’altra.
Hanno bisogno di guardarsi, di togliersi quei drappi? No, loro si vedono benissimo. Li toglieranno dopo. Li scioglieranno dopo, perché loro si sono già scoperti e ritrovati nel mistero che li ha avvolti.

© Federica per Storie in punta di righe

11 Comments

        • Federica

          Ahh… ormai sentire o leggere “condivido” fa pensare ai social…
          Mi fa piacere che tu concordi con la mia interpretazione. Solitamente per questo quadro si leggono spiegazioni incentrate sull’annullamento delle identità dei due amanti e sulla loro impossibilità e incapacità di amarsi. Va da sé che mi fanno storcere il naso, perché non è questo che traspare dall’opera.

          • Franz

            Vedi, Federica, quello che mi ha colpito favorevolmente è il tuo sottolineare la rilevanzo , nellìatto percettivo, dell’avvertimento del “nascosto” del “non visibile”… è questo un punto fondamentale per intendere l’arte…il pittore o comunque, l’artista, quando abbandona il soggetto prima di rappresentarlo, ha un salutare momento di “cecità”…ed è in quel momento che l’immaginario esplode liberando la vera sostanza dell’intuizione… Per Magritte e per i surrealisti il nascosto è l’essenza delle cose la soglia onirica per accedervi…è sulla soglia tra visibile ed invisibile che il concepimento dell’opera avviene…un limen di “Infinito” come nel famoso idillio di Leopardi…sul quadro sul quale ti soffermi sottolineare il velo che nasconde i volti come territorio che esalta l’immagine che ciascuno amante ha dell’altro è acutissimo, come ti dicevo…. complimenti.

          • Federica

            Sono d’accordo con te. È molto più importante ciò che non si vede di ciò che si svela (o si pretende di svelare) e l’opera vive di immaginazione e sogno, altrimenti sarebbe semplicemente una qualche rappresentazione.
            Quanto al velo che esalta l’immagine dell’altro, il vero amore è così… è la realtà. Bravo Magritte a mostrarcelo in un quadro che ti cattura lo sguardo e il pensiero sin dal primo momento.

          • Federica

            Franz, perché l’amore supera anche la bellezza <3
            Tra l'altro, se leggi qualche interpretazione del quadro, delle onde – assolutamente d'accordo con te che simboleggino il sentimento nel suo espandersi – non si fa quasi mai cenno, se non per intenderle come flutti di morte. Nemmeno da prendere in considerazione questa idea… solo chi legge molto, MOLTO superficialmente l'opera lo può dire.

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