RACCOGLITRICE DI STORIE

un quaderno dalla copertina fiorita, perché lavorare con carta e penna è sempre il metodo miglioreQuando raccolgo una storia, apro il mio taccuino, il mio quaderno o il mio blocco di lavoro (sì, ancora uso carta e penna, rigorosamente di inchiostro color blu cobalto, mi aiuta a rielaborare, immaginare e pensare; poi trascrivo tutto a computer) e… annoto! All’inizio, soprattutto la prima volta, al primo incontro, non pongo molte domande, ascolto. Tu che mi parli di te, delle tue attese, devi sentirti libera o libero di dire tutto quello che senti nel cuore, di raccontarti. L’emozione, ogni volta, è tanta, così come il desiderio di avere, alla fine, un testo bello e un prodotto ben fatto. Solo dopo il primo colloquio d’approccio, quando mi sono fatta un’idea, oriento la discussione. Chiedo spiegazioni, per approfondire i punti che sono fondamentali e quelli che riconosco come i passaggi importanti nel dipanarsi dell’intreccio (se te lo stai chiedendo, sì, il mio lavoro in questa fase è esattamente paragonabile alla stesura della trama di un libro). Sollecito i ricordi per ritrovare dettagli e particolari creduti dimenticati o di apparente minor peso.

Ciò che conta è che tu, che mi stai di fronte o che sei all’altro capo del telefono o del pc, ti senta libera o libero di raccontare, sicura e sicuro di esprimerti e sentire accolte le tue parole. Sono consapevole che non è facile confidarsi con una persona che non conosci (e che non ti conosce) su temi e argomenti personali e privati. Ma mi piace ascoltare, attenta e discreta, e capace di mettermi nei tuoi panni e di seguirti nelle tue e vostre vicissitudini, amorose e di vita!! E, soprattutto, sono sempre a caccia della maniera migliore per rendere alla perfezione ciò che devo scrivere per te. Superato l’imbarazzo iniziale, tutto procede (quasi) da sé.

Anche quando devo individuare gli elementi basilari per scrivere una fiaba e capire cosa desideri per il suo destinatario, procedo in modo simile. In questo caso, tutte le domande che ti faccio servono a comprendere i gusti del piccolo o grande lettore e a immaginare una storia che lo coinvolga, dipinga sul suo volto un’espressione di contentezza, allegria o serenità e resti un’esperienza emozionante e memorabile. Una fiaba è come un viaggio: al ritorno non si è più come prima, quando si è partiti, si è migliori o più felici, sollevati, soddisfatti.

Alla fine, infatti, l’essenza, lo scopo, del mio lavoro è sempre lo stesso: regalare, per quanto possibile, felicità e bellezza e un’esperienza indimenticabile.

© Tutti i diritti riservati, Federica per Storie in punta di righe

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*